Ottobre. Le parole giuste.

È la quarta stesura di questo post, che poi diventerà la quinta o forse la sesta non lo so. La verità è che cambio e cancello, mi sembra di non trovare mai le parole giuste per scrivere. Succede, ci sono momenti in cui la scrittura diventa confusione nella testa, oppure solo un vezzo e si smette di battere caratteri assennati, ma si costruiscono frasi in cui le emozioni son scomparse. Ecco, in quel caso è meglio andare a farsi un giro.

Niente di peggio di un racconto forzato, fatto di soggetti e verbi incasellati in rigidi schemi senza cuore né coda.
Le parole giuste. Quante volte mi mancano, quante volte le ho cercate, magari pure trovate e poi dimenticate, giusto quando mi servivano e stavo lì lì per dirle. Niente, fuggono via, lasciano campo libero e a volte ti trovi in difficoltà, perché in quel campo libero le emozioni hanno il potere.

C’è quel momento di panico in cui tutto quello che avevi studiato non te lo ricordi più e allora se vuoi andare avanti tocca improvvisare, che dietro hai la fila e il tuo turno è questo qui.
Come quando in gelateria si guarda la tabella dei gusti per dieci minuti, scegliendo l’abbinamento perfetto e poi quando è il tuo turno ti dicono che il gusto che hai scelto con tanta accuratezza è finito. A quel punto, controllata la delusione, tocca improvvisare, che da dietro ti bussano sulla spalla con lo scontrino e ti dicono “si muova”.

È che le parole giuste, sono giuste, ma pure un po’ bastarde, ti insegnano come fare e poi ti abbandonano sul più bello e non ti resta che andare un po’ a culo e un po’ a randa. Non so se intendete.

Dunque questa cosa del gelato e delle parole giuste è un po’ tutto ciò che è accaduto in una sera, che io volevo il cremino al gianduia e non c’era, che doveva essere una passeggiata al fresco e invece è stato diverso, che io mica le ho trovate le parole giuste, e forse ho fatto pure una faccia strana, però le persone giuste ho trovate, con le loro giuste parole. Dette a un semaforo rosso.
E non sapete quanto io le ami per aver deciso di dirle a me, così d’improvviso. Mentre io vagavo ancora nel campo libero delle emozioni.

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